Itaca n° 6: Sommario - pdf
Amici Casa della Cultura

In genere, se qualcuno ti rivolge una domanda, rispondi. Un fatto elementare, ma che vale raramente se l’interlocutore è un politico o un alto burocrate. Ti ascoltano come se fossi un questuante, qualunque sia la richiesta. Se poi c’è un risvolto economico, la risposta invariabilmente è che “il bilancio non è stato ancora approvato”. Poi ci sono quelli più evoluti. Al telefono è impossibile parlargli, obbligatoriamente bisogna inviare una email, “perché l’assessore”, ti rispondono dalla segreteria, “porta sempre con sé il blackbarry” e quindi, lasciano intendere, il contatto è immediato. Ma dopo la terza e-mail ovviamente ti arrendi e cerchi fra le tue amicizie la persona in grado di stabilirti il contatto. L’incontro vis-á-vis, se avviene, è quanto mai sbrigativo e si conclude con una richiesta di approfondimento. Nuovo messaggio email e stavolta in risposta silenzio tombale. Poi c’è il burocrate più raffinato che alla lamentala che non si riesce mai a parlargli - “è in riunione” come invariabilmente rispondono al telefono i collaboratori - con grande magnanimità ti dà il suo numero di cellulare.
“È fatta” pensi e quando provi a chiamarlo trovi la segreteria telefonica. Ti rassegni a lasciare un messaggio, ma subito scatta l’avviso che la memoria è piena! Ultimo caso. Il politico o il burocrate “democratico”, quello che ti dice “diamoci del tu”, ma quando provi a cercarlo sul cellulare, invariabilmente ti risponde una voce sconosciuta, sempre diversa, che ti avverte che il Tizio è in riunione o sta facendo un intervento in un convegno… E quando ad incapparci sono gli emigrati che spesso chiamano da un altro capo del mondo, l’irritazione è alle stelle. Certo, ci sono pure i casi virtuosi, ma sono così disperatamente rari.
Eppure, se la stessa trafila avviene con le istituzioni soprattutto del Nord, la musica cambia radicalmente. Trovi sempre persone gentili, pronte, anche se non possono rispondere positivamente alla tua richiesta, a non lasciarti nel limbo del silenzio. Non vogliamo farla tragica, ma questa supponente arroganza che avviluppa la Calabria è insopportabile, segno di una diffusa mentalità mai sfiorata dal dubbio che “potere” potrebbe significare “servizio”.
“È fatta” pensi e quando provi a chiamarlo trovi la segreteria telefonica. Ti rassegni a lasciare un messaggio, ma subito scatta l’avviso che la memoria è piena! Ultimo caso. Il politico o il burocrate “democratico”, quello che ti dice “diamoci del tu”, ma quando provi a cercarlo sul cellulare, invariabilmente ti risponde una voce sconosciuta, sempre diversa, che ti avverte che il Tizio è in riunione o sta facendo un intervento in un convegno… E quando ad incapparci sono gli emigrati che spesso chiamano da un altro capo del mondo, l’irritazione è alle stelle. Certo, ci sono pure i casi virtuosi, ma sono così disperatamente rari.
Eppure, se la stessa trafila avviene con le istituzioni soprattutto del Nord, la musica cambia radicalmente. Trovi sempre persone gentili, pronte, anche se non possono rispondere positivamente alla tua richiesta, a non lasciarti nel limbo del silenzio. Non vogliamo farla tragica, ma questa supponente arroganza che avviluppa la Calabria è insopportabile, segno di una diffusa mentalità mai sfiorata dal dubbio che “potere” potrebbe significare “servizio”.
fa schifo!
RispondiEliminaGianni